Volentieri

–        Andiamo a pescare domani?

Eh, quasi quasi… ah no, domani no, scusa… domani non posso, mi spiace… avevo già preso un impegno, avevo promesso che ci sarei andato… mica posso tirarmi indietro all’ultimo momento, son figure. Anzi dài, vieni anche tu, di sicuro per sera siamo a casa, e poi tanto domani piove.

Ci troviamo in piazza Martiri verso le nove, caffè e brioche, sigarette e giornale. Tanto mica c’è fretta, ci corre dietro nessuno, è domenica, se la prenderanno tutti comoda. Vedrai che prima che la piazza sia piena facciam tempo anche a farci l’aperitivo.

D’altra parte, che vuoi, pazienza pazienza, sì, ma alla fine qualcosa bisogna pur fare, qualcuno dovrà pur dirglielo. Così domenica glielo diciamo tutti insieme: ora basta. Ma proprio basta eh! ci hai proprio rotto i coglioni, vedi di levarti di torno in fretta, e lascia stare i quadri e l’argenteria.

D’altra parte, che vuoi, anche lui pazienza pazienza, sì, ma vedrai bene che se domenica cento piazze Martiri proprio all’ora di pranzo, quando sta per mettersi a tavola, gli dicono basta! vedrai che quello nemmeno inizia a mangiare, e se ci prova il boccone gli va di traverso per la vergogna. Vedrai che si alza, va al balcone, guarda giù e dice minchia! dice: su dài ragazze, qui è ora di smontare, qui sotto stan facendo la rivoluzione.

Allora vedrai, apre la finestra e si affaccia, in piazza si fa pian piano silenzio (ci vuole un po’ perché qualche testa di cazzo che continua a far casino c’è sempre), allora inizia a parlare: occhèi occhèi, ho capito va’, mi levo dai coglioni. Ingrati che siete. Vabbe’ dài, prendo qualche scatolone, tiro su la mia roba, domani che è lunedì chiamo quelli dei traslochi per le cose più pesanti, dopodomani al massimo sbaracco. Lascio tutto sul tavolo della cucina: telefonino, computer e le chiavi dell’aereo.

D’altra parte han ben fatto così anche i miei amichetti no? Lo zio di Ruby, e quel cristo di Gheddafi – quante ne abbiamo fatte insieme io e lui, che il diavolo se lo porti – quando gli sono arrivati sotto casa e gli hanno suonato al citofono ha capito che non poteva più durare, che era ora di mollare, c’era mica da farla tanto lunga. Un po’ più ostinato è quel Bashar, dice che ha già pagato l’affitto e che il contratto scade a fine anno, e che prima i vigili gli devono portare l’ingiunzione di sfratto, e che vuole vedere la firma dal giudice, ché altrimenti lui non si muove.
 

–        Ok, d’accordo allora, domani alle nove in piazza, se piove stiamo sotto i portici. No ma… scusa, aspetta… ma com’è ‘sto fatto che si chiama piazza Martiri?

 

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